Lo spettro dei dazi sul Made in Italy
- Maurizio Carucci

- 6 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 7 ago 2025
Il congelamento del listone di controdazi da 93 miliardi di euro sembrava essere l'ultimo atto della partita commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti prima della pausa estiva. Difficilmente l'atteso testo congiunto che dovrebbe definire il quadro tariffario vedrà la luce nel breve termine. Gli Usa non hanno fretta e la Commissione europea rischia di restare con almeno tre nodi scoperti: le auto, i farmaci e il vino. Le prime, al momento, restano ancorate all'aliquota del 27,5%. Sui farmaci pende la tariffa base del 15%. Sul vino, infine, l'ipotesi dell'esenzione da applicare ai cosiddetti prodotti strategici ancora non ha preso forma.
Da Washington però non arrivano segnali confortanti. Il patto siglato in Scozia non è al riparo dalle turbolenze. I venti da Oltreoceano tornano a spirare sull'Europa, spinti ancora una volta da Donald Trump, che agita lo spettro di dazi al 35% se il Vecchio Continente non terrà fede ai 600 miliardi di dollari di investimenti promessi. «Ce li hanno garantiti per farci quello che vogliamo. È l'unica ragione per cui ho abbassato le tariffe al 15%», ha avvertito il tycoon, facendo sobbalzare la tregua e riaccendendo la tensione anche sui microchip e sui farmaci destinatari a stretto giro - «già la prossima settimana» - di un'aliquota fino al 250%. Bruxelles, ufficialmente, non si scompone: il tetto del 15% continua a essere lo scudo presentato dalla Commissione Ue come una "polizza assicurativa" valida per tutti i settori, compresi medicinali e semiconduttori. Ma quella soglia è anche la linea rossa tracciata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e se Washington dovesse forzare i margini, è l'avvertimento, l'Ue «ha i mezzi per reagire». Contromisure che da ora sono ufficialmente congelate per sei mesi con una decisione che dovrà essere formalizzata dai 27 entro due settimane.
«Questi dazi sono praticamente definitivi e non dovrebbero essere oggetto di negoziato nell'immediato», ha detto il rappresentante statunitense per il Commercio Jamieson Greer. Uno dei negoziatori della parte americana ha inoltre definito «legittimo» l'uso dei dazi per questioni geopolitiche. Nelle stesse ore, il New York Times, citando fonti del Tesoro Usa, ha scritto che con i dazi introdotti da aprile, prima ancora che entrino in vigore dal 7 agosto quelli nuovi, Trump ha incassato finora 152 miliardi di dollari, circa il doppio dei 78 entrati nelle casse federali nello stesso periodo dell'anno fiscale precedente. Numeri che il presidente americano non mancherà di rivendicare.

In questo contesto, la Commissione Ue si avvia a proporre la sospensione di sei mesi delle controtariffe. La presidente della Commissione Ue e il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic hanno reiterato di aver fatto «il miglior accordo possibile», ma le critiche piovute sull'intesa sono state copiose e il rischio dello slittamento della dichiarazione congiunta a settembre le potrebbe ulteriormente moltiplicare. All'Eurocamera, al rientro, von der Leyen - che il 10 settembre terrà lo Stato dell'Unione in un'aula presumibilmente infuocata - potrebbe essere investita da una nuova mozione di sfiducia. È stata la Sinistra Ue, questa volta, a proporla. I Verdi italiani hanno aderito e potrebbero non essere i soli. Il quorum dei 72 eurodeputati per la presentazione della mozione è alla portata. «Il Pd ci aiuti a sfiduciare von der Leyen con le sue 21 firme», è stato l'appello lanciato dall'europarlamentare M5S Pasquale Tridico. Una provocazione, forse, che però fa breccia in una tentazione che, tra i Socialisti, ormai serpeggia da settimane.
La trattativa sulle esenzioni sui prodotti strategici (alcuni tipi di beni agroalimentare, liquori, vini, aerei, dispositivi medici) sarà passata al vaglio dalle Capitali. E le industrie nazionali scalpitano. «A tutti gli effetti, l'accordo globale per ora è questo», ha dichiarato l'amministratore delegato di Mercedes-Benz Ola Källenius, aggiungendo di essere «molto incerto» se potessero essere aggiunti emendamenti specifici per settore o per azienda. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil è atteso a Washington dal segretario al Tesero Scott Bessent. I due faranno un punto anche sui dazi. Al rientro, per i 27 governi, i conti saranno più chiari e per von der Leyen le notizie cattive potrebbero aumentare. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito di «non essere pessimista» per i prodotti italiani. In pochi, in Europa, al momento la pensano così.
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