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La pizza italiana che il mondo invidia

Aggiornamento: 26 gen

Anche la pizza ha avuto il suo riconoscimento. Il 17 gennaio, in concomitanza con la festa di Sant'Antonio Abate protettore dei pizzaioli e dei fornai, è stata celebrata la Giornata mondiale della pizza. Una ricorrenza dal forte valore simbolico, ma anche l'occasione per ricordare che nel nostro Paese, ogni anno oltre 450 milioni di chili di farina, dalla bianca all'integrale, prodotte dai molini italiani dopo un'attenta e accurata selezione delle migliori varietà di frumento, sono annualmente destinate alla produzione di oltre tre miliardi di pizze. A sottolinearlo è Italmopa-Associazione Industriali Mugnai d'Italia (Confindustria/FederPrima). «Grazie a farine di assoluta qualità, derivanti da un'incomparabile professionalità e da una tradizione centenaria uniche nel panorama mondiale, i nostri mugnai sono artefici determinanti del successo di un prodotto simbolo del made in Italy alimentare, sinonimo di convivialità e tradizione, capace però di innovarsi costantemente grazie alle competenze esclusive dell'industria molitoria italiana - spiega Francesco Vacondio, presidente della Sezione Molini a frumento tenero di Italmopa -. Le farine dei nostri molini rappresentano l'ingrediente fondamentale per la pizza d'eccellenza: grazie alla loro straordinaria versatilità siamo in grado di proporre soluzioni che rispondono pienamente alle più alte aspettative dei pizzaioli e dei consumatori, in Italia e nel mondo».


Dal lato dei consumi, sempre più orientati alla qualità, la margherita mantiene saldamente il comando quale pizza più amata non soltanto per la sua semplicità, ma anche per i colori e i profumi che la contraddistinguono, restano però fortemente apprezzate anche la diavola e la capricciosa. In Italia sette pizze su dieci sono a base pomodoro, per un totale di oltre 200 milioni di kg di conserve rosse impiegate nella 40mila pizzerie italiane per un valore economico di oltre 250 milioni di euro. Lo fa sapere l'Anicav-Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali. Secondo le stime dell'Ufficio studi dell'associazione, su un totale di oltre un miliardo di kg tra pelati, polpa e passate consumati, il 50% è destinato al canale del fuori casa e quindi pizzerie e ristoranti. «In Italia come nel resto del mondo, la pizza per antonomasia è quella con il pomodoro, ingrediente identitario e imprescindibile», afferma il direttore generale di Anicav, Giovanni De Angelis, nel ricordare come il riconoscimento Unesco nel 2017 dell'arte tradizionale del pizzaiolo napoletano e il riconoscimento della Cucina Italiana, di cui la pizza è tra i principali ambasciatori,abbiano contribuito a trainare l'export dei derivati del pomodoro.


Inoltre sono oltre dieci milioni le famiglie italiane che preparano la pizza a casa e negli ultimi anni si è registrato un aumento delle versioni fatte con farine speciali o ingredienti di qualità, a partire dalle specialità agricole a km zero, dando spazio alla creatività. Lo rivela un sondaggio Coldiretti-Ixe. La pizza italiana genera un fatturato globale record di oltre 160 miliardi di euro secondo dati Vpa Research. In Italia il settore vale oltre 15 miliardi di euro, con circa 300mila addetti e più di 50mila imprese, capace di generare occupazione, identità e coesione sociale. Nata a Napoli, la passione per questo prodotto si è diffusa a livello planetario, con gli Stati Uniti in testa ai consumi pro capite (13 kg annui), seguiti in Europa dagli italiani che guidano con 7,8 kg all'anno. Dietro di loro spagnoli (4,3 kg), francesi e tedeschi (4,2 kg), britannici (4 kg), belgi (3,8 kg), portoghesi (3,6 kg) e austriaci (3,3 kg) che chiudono la graduatoria.

 
 
 

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